E’ un rito ancestrale, simbiosi di sacro e profano, paganesimo e religione, una catarsi collettiva che incanta e ammalia. La magia del fuoco che arde e illumina le notti invernali salentine, che scalda il cuore di migliaia di visitatori e fedeli.
La magia della “Fòcara” di Novoli, il più grande falò d’Europa (con un’immensa pira di 20 metri di diametro e 25 metri di altezza, realizzato con oltre 80mila fascine di tralci secchi di vite Negramaro), ritorna ogni anno il 16 e il 17 Gennaio, a proporre l’incanto di quel fuoco perenne da cui ha preso vita l’universo intero. Un rito propiziatorio di luce e calore, principi vitali da sempre celebrati per rappresentare il ciclo di vita, morte e rinascita.
Una grande festa legata al culto di Sant’Antonio abate, l’eremita egiziano vissuto nel III secolo d.C., considerato il fondatore del monachesimo cristiano. Un legame che risale alla leggenda del santo pronto a inoltrarsi fra le fiamme dell’inferno per contendere al demonio le anime dei peccatori, prerogativa che lo ha reso protettore di tutti coloro che hanno a che fare con il fuoco.
Il culto religioso che si fonde con il rito pagano dell’accensione di un grande falò, una delle espressioni più arcaiche della cultura contadina. Le origini dell’esistenza della fòcara a Novoli sono legate alla presenza dei veneziani; mentre altri la individuano intorno al XV secolo anche prima della richiesta di avere Sant’Antonio come protettore della comunità novolese. In ogni caso è certa la data del Settecento, desumibile da atti comunali.
Numerosi sono i comuni della provincia di Lecce che seguono questa tradizione, ognuna legata al proprio Santo Patrono ed alle sue gesta salvifiche verso le comunità in tempi antichi.
A Vernole, ad esempio, Sant’Anna è festeggiata nel mese di luglio ma ogni anno il 18 gennaio viene acceso un falò in suo onore, nel ricordo del terremoto avvenuto nei primi decenni dell’800. La festa invernale, che anticipa quella patronale d’estate, prende il nome di “Sant’Anna piccinna”.
La storia narra che una violenta scossa di terremoto sveglia i vernolesi la notte del 18 gennaio 1833 e fa tremare le abitazioni, crollare alcuni edifici e ondeggiare paurosamente la Colonna di Sant’Anna che tuttora campeggia al centro della piazza. La popolazione corre all’aperto e accende dei fuochi per riscaldarsi nella fredda notte del terremoto e nella notte successiva. Non c’è nessuna vittima, però lo scampato pericolo spinge la comunità ad istituire una nuova Festa dedicata a “S. Anna piccinna” nella cui ricorrenza sopravvive l’usanza del falò (la fòcara) che brucia lo stesso giorno del terremoto.
Tradizioni antiche tramandate di generazione in generazione che mantengono ancora viva l’identità comunitaria del Salento.




